Riepilogo
Gli apostrofi sono usati soprattutto per indicare il possesso, ma compaiono anche nelle contrazioni e in alcune espressioni che coinvolgono lettere, numeri e simboli. Nella scrittura accademica e scientifica formale, tuttavia, la maggior parte delle contrazioni (per esempio, don’t, it’s, won’t) dovrebbe essere evitata a favore delle forme estese. Le contrazioni appartengono principalmente alle citazioni, ai testi informali o a un ristretto numero di espressioni fisse. Quando vengono omesse delle lettere, l’apostrofo sostituisce il carattere mancante e occupa lo stesso spazio che avrebbe avuto la lettera originale.
Esistono alcuni usi specialistici in cui gli apostrofi sono utili al di fuori dei possessivi e delle citazioni: per esempio, quando si parla di lettere o numeri come oggetti (mind your p’s and q’s, cross the t’s and dot the i’s, three 7’s). In questi casi, l’apostrofo previene la confusione e mantiene leggibile la frase. Al contrario, gli apostrofi non devono essere usati per formare semplici plurali (per esempio, 1990s, NGOs, PhDs).
Questo articolo spiega come usare correttamente gli apostrofi nelle contrazioni, quando evitarli nella prosa formale e come gestirli con lettere, numeri e simboli, affinché la vostra scrittura accademica rimanga precisa, leggibile e formattata professionalmente.
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Uso degli apostrofi nelle contrazioni e con lettere, numeri e simboli
1. Oltre il possesso: altri usi degli apostrofi
La maggior parte degli studenti impara che gli apostrofi indicano il possesso: the researcher’s data, the department’s policy, the year’s results. Tuttavia, in inglese gli apostrofi svolgono anche un’altra importante funzione: indicano dove sono state omesse delle lettere. Questo ruolo compare in contrazioni come don’t (do not) e it’s (it is / it has), nonché in alcune espressioni specialistiche che usano lettere e numeri.
Nella scrittura accademica e scientifica, fraintendere questi usi porta spesso a due problemi opposti:
- un uso eccessivo delle contrazioni nella prosa formale, che rende il tono troppo informale, e
- apostrofi superflui nei semplici plurali, soprattutto con date, abbreviazioni e numeri.
Questo articolo analizza come usare correttamente gli apostrofi nelle contrazioni e nelle espressioni che coinvolgono lettere, numeri e simboli, con particolare attenzione a uno stile accademico chiaro e professionale.
2. Contrazioni: quando mancano delle lettere
Una contrazione è una forma abbreviata di una o più parole in cui sono state omesse una o più lettere. Ogni lettera omessa è rappresentata da un apostrofo collocato nella posizione che le lettere avrebbero normalmente occupato. Tra gli esempi comuni figurano:
- it’s = it is / it has
- she’s = she is / she has
- I’ll = I will
- don’t = do not
- wouldn’t = would not
Queste forme sono molto diffuse nell’inglese parlato e nella scrittura informale, come nelle e-mail o nei post dei blog. Tuttavia, il loro uso nella scrittura accademica formale è molto più limitato.
2.1 Contrazioni nella prosa accademica: generalmente da evitare
La maggior parte delle guide di stile consiglia di non usare le contrazioni nella parte principale della prosa accademica formale. Costruzioni come:
- It’s clear that…
- We don’t know whether…
- The results wouldn’t generalise to…
sono perfettamente accettabili nella conversazione, ma in una tesi, una dissertazione o un articolo di rivista vengono solitamente sostituite dalle forme complete:
- It is clear that…
- We do not know whether…
- The results would not generalise to…
Espandere le contrazioni crea un tono più formale e riduce il rischio di ambiguità, soprattutto con forme come it’s, che a seconda del contesto possono significare it is oppure it has.
2.2 Quando le contrazioni sono accettabili
Vi sono tuttavia contesti nella scrittura accademica in cui le contrazioni non sono soltanto accettabili, ma necessarie:
- Citazioni dirette: Quando si cita un discorso o un testo informale, è necessario preservare la formulazione originale, comprese le contrazioni: The participant said, “I don’t think this applies to me.”
- Fonti storiche o letterarie: Quando si citano testi antichi o poesie che usano forme come ’tis, o’er, ev’ry, si dovrebbero riprodurre gli apostrofi originali per accuratezza ed effetto stilistico.
- Espressioni fisse e nomi: Alcune contrazioni sono profondamente radicate in nomi o frasi idiomatiche, per esempio rock ’n’ roll, dos and don’ts, ma’am o termini nautici come bo’sun. Possono comparire nella scrittura accademica quando l’argomento lo richiede.
In tutti questi casi, la contrazione appartiene alla lingua che si sta descrivendo o citando, non alla propria voce di autore accademico. Nella propria narrazione e analisi si dovrebbero normalmente usare le forme complete.
3. Posizione e spaziatura degli apostrofi nelle contrazioni
Quando è appropriato usare una contrazione, l’apostrofo sostituisce sempre le lettere mancanti e la spaziatura intorno ad esso corrisponde a quella che ci sarebbe stata se la forma completa fosse stata scritta. Ne derivano alcuni schemi semplici.
3.1 Omissioni all’interno della parola: nessuno spazio
Se le lettere vengono omesse all’interno di una singola parola, non ci sono spazi intorno all’apostrofo:
- don’t (do not)
- she’s (she is / she has)
- we’ll (we will)
Qui l’apostrofo si trova esattamente al posto delle lettere mancanti, senza modificare la spaziatura del resto della frase.
3.2 Omissione delle lettere iniziali
Quando una contrazione omette la lettera o le lettere iniziali di una parola, l’apostrofo sostituisce tali lettere e lo spazio necessario compare prima dell’apostrofo:
- ’tis (it is)
- ’cause (because, nella scrittura informale)
Si noti che in ’tis lo spazio compare prima dell’apostrofo, proprio come comparirebbe prima di it se la frase fosse scritta per esteso.
3.3 Omissione delle lettere finali
Quando le lettere finali vengono omesse, l’apostrofo le sostituisce alla fine della parola. Se la parola completa sarebbe a sua volta seguita da uno spazio, dopo l’apostrofo va inserito uno spazio:
- th’ ancient one (per the ancient one, nell’uso poetico antico)
Questo schema è raro nella prosa accademica moderna, ma è utile conoscerlo se si lavora con testi storici o si devono trascrivere accuratamente forme di questo tipo.
3.4 Problemi del software: apostrofo e virgoletta di apertura
La maggior parte dei programmi di videoscrittura converte automaticamente le virgolette dritte in virgolette curve. Quando una parola inizia con un apostrofo, come in ’tis o ’90s, il software può inserire per errore una virgoletta singola di apertura invece di un vero apostrofo. I due segni si incurvano in direzioni opposte e, nella composizione tipografica accurata, dovrebbero essere distinti.
Un modo per aggirare il problema consiste nel digitare due apostrofi consecutivi e cancellare il primo; spesso il secondo assumerà la forma corretta. Nei progetti lunghi, come le tesi, vale la pena cercare eventuali apostrofi iniziali che siano stati trasformati in virgolette di apertura e correggerli prima della consegna.
4. Quando non serve l’apostrofo
Alcune parole che sembrano forme abbreviate non richiedono più l’apostrofo perché sono diventate parole indipendenti a tutti gli effetti. Tra gli esempi comuni nell’inglese accademico figurano:
- phone (da telephone)
- flu (da influenza)
- nineties (da nineteen nineties)
Scrivere ’phone o ’flu è oggi generalmente considerato antiquato. Nella prosa accademica moderna si possono usare le forme più brevi senza apostrofo.
5. Apostrofi con lettere, numeri e simboli
Gli apostrofi non si usano normalmente per formare il plurale dei sostantivi inglesi, ma esiste un piccolo gruppo di casi in cui un apostrofo può migliorare la chiarezza, in particolare quando si parla di lettere, cifre o simboli come elementi autonomi anziché come parti di parole comuni.
5.1 Lettere usate come elementi autonomi
Quando le lettere, soprattutto quelle minuscole, sono usate come elementi autonomi in una frase, un apostrofo può evitare confusione tra la lettera in sé e la desinenza del plurale:
- Fa’ attenzione alle p’s e alle q’s.
- Cancella le t’s e metti il punto sulle i’s.
Senza apostrofi, ts e is possono essere interpretati erroneamente come parole comuni o coppie di lettere. In questi casi, l’apostrofo rende semplicemente la frase più facile da leggere; non indica possesso.
Un’altra opzione consiste nel contrassegnare tipograficamente le lettere, per esempio usando il corsivo o le virgolette:
- Cancella le t e metti il punto sulle i.
- Cancella le “t” e metti il punto sulle “i”.
Tuttavia, nel testo corrente, t’s e i’s sono ancora comuni e accettabili.
5.2 Numeri usati come elementi autonomi
Analogamente, quando si discutono le cifre come elementi autonomi, alcuni autori usano gli apostrofi per evitare ambiguità:
- Ha ottenuto three 7’s di fila.
- Il codice conteneva four 0’s.
Nella pratica accademica contemporanea, forme come three 7s o four 0s sono anch’esse accettabili e molte guide di stile le preferiscono ormai perché evitano gli apostrofi quando non è implicato alcun possesso. Se qui si usano gli apostrofi, bisogna essere coerenti e assicurarsi che le cifre siano chiaramente separate dal testo circostante.
5.3 Simboli e altri caratteri
Gli apostrofi possono occasionalmente essere utili anche quando si elencano o si contano simboli che altrimenti potrebbero confondersi con il resto della frase. Per esempio:
- Il dataset conteneva tre *’s usati come caratteri jolly.
Anche la marcatura tipografica (ad esempio, racchiudendo i simboli tra virgolette) può servire allo stesso scopo. Il principio generale è la chiarezza: scegli la forma che renda più facile per il lettore capire che ti riferisci ai caratteri, non alle parole.
6. Plurali e apostrofi: evitare gli errori comuni
Poiché gli apostrofi sono usati sia nei possessivi sia nelle contrazioni, molti scrittori iniziano a inserirli ovunque s compare alla fine di una parola. Questo porta ad alcuni degli errori più comuni nella scrittura accademica:
- 1990’s invece di 1990s
- NGO’s invece di NGOs
- PhD’s invece di PhDs
Ricorda: gli apostrofi non formano semplici plurali. Indicano il possesso o le lettere omesse. Una volta stabilito che una parola è semplicemente plurale (indica più di un elemento) e non possessiva o contratta, l'apostrofo deve scomparire. Per esempio:
- gli anni Novanta (il decennio)
- due ONG (due organizzazioni)
- diversi PhD (diversi titolari di dottorato)
Aggiungi un apostrofo solo se qualcosa appartiene a quei sostantivi oppure se stai abbreviando le parole mediante una contrazione.
7. Una rapida lista di controllo per gli apostrofi
Quando rileggi la tua tesi o il tuo articolo, vale la pena fare una revisione concentrata esclusivamente sugli apostrofi. Chiediti:
- Ho evitato le contrazioni nella mia voce nelle sezioni formali?
- Tutte le contrazioni rimanenti fanno parte di citazioni dirette, espressioni fisse o forme storicamente accurate?
- Gli apostrofi nelle contrazioni compaiono esattamente nei punti in cui sono state omesse delle lettere, con una spaziatura appropriata?
- Ho evitato di usare apostrofi per formare semplici plurali di anni, acronimi o numeri?
- Quando uso apostrofi con lettere o cifre, migliorano chiaramente la leggibilità ed evitano ambiguità?
Controllando sistematicamente questi punti, puoi eliminare rapidamente la maggior parte degli errori relativi agli apostrofi e migliorare la qualità complessiva della tua scrittura accademica.
8. Conclusione
Gli apostrofi sono piccoli segni dal grande impatto. Nella prosa accademica e scientifica formale, sono appropriati nei possessivi, nelle citazioni riprodotte fedelmente e in alcuni casi specialistici in cui si fa riferimento a lettere, numeri o simboli come oggetti. In genere non sono appropriati per le contrazioni nella propria voce narrativa né per formare semplici plurali. Padroneggiare queste distinzioni consente di usare gli apostrofi con sicurezza e correttezza, facendo apparire la propria scrittura professionale e mantenendo sempre chiaro il significato.