Riepilogo
Sebbene molte abbreviazioni latine un tempo utilizzate nei riferimenti accademici siano in gran parte scomparse dalle moderne pratiche editoriali, alcune continuano a comparire nelle note a piè di pagina, nelle note finali e nella bibliografia storica. Tra le più fraintese figurano “ibid.” (abbreviazione di ibidem) e la famiglia “id.” (abbreviazione di idem, eadem e forme correlate). Poiché queste abbreviazioni seguono precise regole grammaticali e poiché un uso scorretto provoca confusione a editor, revisori e lettori, gli autori devono comprendere esattamente quando, come e perché utilizzarle.
Questa guida ampliata spiega il significato, la storia e il corretto impiego di “ibid.” e del gruppo “id.”; chiarisce come gestire genere e numero; illustra quando queste abbreviazioni non dovrebbero essere utilizzate; ed evidenzia i casi in cui gli editori ne vietano completamente l’uso. Esamina inoltre come integrarle eticamente nelle moderne citazioni accademiche, evitando interpretazioni errate o ambiguità.
Che tu incontri queste abbreviazioni in opere storiche, debba usarle nella tua disciplina o voglia semplicemente comprenderne il funzionamento, questa guida ti fornisce le conoscenze necessarie per applicarle in modo accurato, coerente e professionale nei manoscritti accademici.
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Capire “Ibid.” e “Id.” per citare correttamente in ambito accademico
Sebbene la maggior parte delle abbreviazioni latine un tempo comuni nei riferimenti accademici sia scomparsa dai manoscritti contemporanei, alcune rimangono in uso, in particolare nelle discipline umanistiche, negli studi giuridici, nella ricerca archivistica e nelle discipline a orientamento storico. Due categorie che oggi spesso confondono i ricercatori sono “ibid.” e il gruppo “id.” (id., ead., eid., eaed. e, occasionalmente, le rispettive forme latine estese). Poiché queste forme compaiono principalmente nelle note a piè di pagina e nelle note finali, anziché nelle citazioni nel testo, si incontrano frequentemente nella bibliografia meno recente o nelle discipline che conservano le convenzioni tradizionali di citazione.
Eppure molti autori moderni non hanno mai imparato il loro significato né come applicarle correttamente. Un uso improprio genera confusione, correzioni editoriali e, in alcuni casi, il rifiuto o la richiesta di revisione. Questa guida ampliata spiega come usare correttamente «ibid.» e la famiglia di «id.» e mette in evidenza le circostanze in cui è opportuno evitarle.
1. Perché le abbreviazioni latine sono ancora importanti
Un tempo le abbreviazioni latine erano elementi fondamentali delle citazioni accademiche, quando la maggior parte della ricerca circolava in lingue fortemente influenzate dall’istruzione classica. Oggi, la maggior parte degli stili citazionali (ad es. APA, MLA, Chicago autore-data, Harvard) evita o scoraggia le abbreviazioni latine in favore della trasparenza e della leggibilità a livello globale.
Tuttavia, diversi sistemi di citazione le utilizzano ancora:
• sistema di note e bibliografia umanistica di Chicago,
• citazioni giuridiche (compreso il diritto internazionale),
• studi classici, studi medievali e filologia,
• filosofia e teologia,
• annotazione di fonti d’archivio e primarie.
Anche quando il tuo ambito non utilizza più queste forme, potresti incontrarle nella letteratura accademica più datata o nelle fonti d’archivio. Comprenderle è quindi utile per tutti i ricercatori, soprattutto per chi prepara manoscritti da pubblicare.
2. «Ibid.» — significato, funzione e uso corretto
«Ibid.» è l’abbreviazione della parola latina ibidem, che significa «nello stesso luogo» o «proprio in quel luogo». Non si riferisce specificamente al titolo di un libro o di un articolo, bensì all’intera citazione precedente.
2.1 Quando usare «Ibid.»
Usa «ibid.» solo quando la citazione immediatamente successiva (la nota o la riga di riferimento seguente) si riferisce esattamente alla stessa fonte di quella precedente.
Esempi:
1. Smith, Ecology of Birds, 55.
2. Ibid.
Ciò significa che la citazione 2 si riferisce a Ecology of Birds di Smith, pagina 55.
2.2 Quando «Ibid.» deve essere precisato
Se la fonte è la stessa ma il numero di pagina (o la posizione) è diverso, aggiungi la nuova posizione:
1. Smith, Ecology of Birds, 55.
2. Ibid., 61.
Questo indica «la stessa fonte, ma a pagina 61».
Importante: alcune guide di stile richiedono una virgola prima del numero di pagina; altre la vietano. Controlla sempre le linee guida della rivista.
2.3 Quando non usare «Ibid.»
Evita «ibid.» quando:
• è presente una citazione interposta,
• la nota a piè di pagina precedente contiene più fonti,
• il riferimento potrebbe essere ambiguo,
• la tua guida di stile lo vieta (molte lo fanno),
• la rivista a cui destinate il testo dà priorità alla chiarezza rispetto alla tradizione.
Non utilizzate mai «ibid.» se l’identità della fonte è anche solo lievemente incerta.
3. Il gruppo di «Id.» — comprendere genere e numero
L’abbreviazione id. sta per idem, che significa «la stessa persona» (maschile). A differenza di «ibid.», che sta per un’intera citazione, «id.» sostituisce solo il nome dell’autore.
Poiché il latino presenta flessioni per genere e numero, le forme correlate includono:
• id. o idem — singolare maschile, «lo stesso uomo/la stessa persona»,
• ead. o eadem — singolare femminile, «la stessa donna/persona»,
• eid. o eidem — plurale maschile o di genere misto, «le stesse persone»,
• eaed. o eaedem — plurale femminile, «le stesse donne».
3.1 Quando utilizzare le forme di «Id.»
Utilizzate «id.» o una delle sue varianti solo quando:
• vengono citate consecutivamente due o più opere dello stesso autore o degli stessi autori,
• sostituire il nome dell’autore riduce le ripetizioni,
• la vostra guida di stile ammette le abbreviazioni latine,
E:
• scegliete la forma corretta in base al genere e al numero dell’autore.
Esempio (autore):
1. John Adams, Riforma politica, 88.
2. Id., Virtù repubblicane, 41.
Esempio (autrice):
1. Sarah Lee, Ecosistemi marini, 212.
2. Ead., Correnti oceaniche, 44.
Esempio (due autori uomini o di genere misto):
1. Chen e Patel, IA in medicina, 144.
2. Eid., Interfacce neurali, 53.
3.2 Quando non utilizzare le forme di «Id.»
Evitate queste abbreviazioni se:
• l’autore potrebbe non essere chiaro,
• il genere è sconosciuto,
• la guida di stile vieta i termini latini,
• si utilizza un autore aziendale o istituzionale,
• lo stile di citazione richiede di ripetere per esteso i nomi.
In caso di dubbio, scrivete nuovamente il nome dell’autore. La chiarezza è più importante della brevità.
4. Confusioni comuni: «Ibid.» vs «Id.» vs «Op. cit.»
Queste abbreviazioni latine vengono spesso confuse, soprattutto negli studi più datati.
• Ibid. = la stessa citazione di quella immediatamente precedente.
• Id. = lo stesso autore del riferimento immediatamente precedente.
• Op. cit. = «nell’opera citata» (in gran parte obsoleto e sconsigliato).
Solo «ibid.» si riferisce alla stessa fonte. Solo «id.» si riferisce allo stesso autore.
5. Stile del carattere: romano o corsivo?
Sia “ibid.” sia “id.” compaiono tradizionalmente in tondo, ma alcuni editori preferiscono il corsivo. Poiché le guide di stile variano:
• Chicago NB = tondo,
• molte case editrici umanistiche europee = corsivo,
• scrittura giuridica = tondo,
• filologia classica = corsivo facoltativo.
Qualunque stile tu scelga, applicalo con coerenza.
6. Quando le riviste moderne evitano queste abbreviazioni
Molte riviste contemporanee scoraggiano o vietano le abbreviazioni latine perché:
• creano confusione per i lettori internazionali,
• non sono intuitive per chi non parla lingue basate sul latino,
• introducono ambiguità,
• complicano l’indicizzazione digitale e la gestione dei riferimenti bibliografici.
Al contrario, spesso richiedono di ripetere informazioni abbreviate sull’autore e sul titolo. Controlla sempre le istruzioni della rivista di riferimento prima di usare “ibid.” o “id.”
7. Esempi di uso corretto e scorretto
Corretto:
1. Thompson, Comportamento sociale, 122.
2. Ibid., 126.
1. García, Cognizione incarnata, 45.
2. Ead., Neurofenomenologia, 11.
Errato:
• usare “ibid.” quando compare una citazione interposta,
• usare “id.” quando il genere o l’autore sono incerti,
• usare “id.” per riferirsi a un titolo (si riferisce solo a una persona),
• utilizzare una delle due abbreviazioni quando nella nota precedente compaiono più fonti.
8. Dovresti usare oggi queste abbreviazioni?
Usali solo se:
• la tua disciplina li prevede,
• la rivista o l’editore li autorizza esplicitamente,
• il tuo stile di citazione li richiede,
• utilizzarli migliora la chiarezza anziché ridurla.
Altrimenti, la prassi moderna privilegia la chiarezza attraverso la ripetizione.
9. Conclusione
“Ibid.” e il gruppo “id.” restano strumenti importanti in determinati ambiti, ma devono essere utilizzati con precisione, cautela e piena comprensione delle loro regole grammaticali. Se applicati correttamente, semplificano le note ed evitano le ridondanze. Se usati in modo improprio, confondono i lettori, frustrano gli editor e introducono ambiguità nelle argomentazioni accademiche.
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